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Roberto Mastroianni – Terrific Colors di Shinya Sakurai

Shinya Sakurai è un artista giapponese che si divide da anni tra Osaka e Torino, entrambe città in cui ha studiato, vive e lavora, proponendo una ricerca sulla pittura, sulla composizione, sul colore e sulle ricorrenze simboliche e percettive della nostra cultura globalizzata.
Le sue opere sembrano privilegiare una tensione decorativa, tipicamente orientale, dall’immediata fruibilità, che sul piano espressivo e formale assume il tono della serialità e della ripetizione di elementi segnici e pittorici dalla cromia astratta e geometrizzante. I suoi quadri si presentano così con una cifra stilistica e una poetica specifica ed estremamente riconoscibile, che articola in texture dai colori fluo e primari elementi segnici integrati e senza soluzione di continuità, che danno vita a una dimensione di sospensione materica, pittorica e percettiva. Questa messa in forma di un “mondo fluttuante” e di specifiche tonalità emotive, tipiche delle pitture tradizionali giapponesi, private però di qualsiasi tipo di tensione figurativa, utilizza i linguaggi della contemporaneità e predilige la concretezza materica del colore, del segno e della gestualità con cui le opere vengono realizzate, per dare forma a composizioni iconiche e non narrative.
L’artista persegue da anni il costante tentativo di integrare la tradizione con i linguaggi del contemporaneo e le eredità culturali dell’Occidente europeo-statunitense con quelle della cultura estremo asiatica. Questo sincretismo culturale, che diventa pittorico e artistico, fa propria l’eredità del “Gruppo Gutai”, in special modo la ricerca sui materiali, sulla concretezza e sul colore, che diventa nelle sue opere, espressività dal carattere universale, declinata e integrata con una tensione neo pop e minimale, che ricorda alcuni lavori di Mario Schifano e Alighiero Boetti.
Shinya ci ha abituato, infatti, in questi anni a quadri dal forte impatto che, attraverso le fitte disposizioni cromatiche, mettono in scena una continua dialettica tra flusso e struttura, in cui la tensione compositiva e la ritualità del gesto si alternano alla presenza di elementi iconici, dando vita a metaforiche rappresentazioni del fluire del tempo, in cui sembrano sospesi elementi strutturali e costanti antropologiche incarnate in unità simboliche minime. Nelle sue opere, infatti, la materia della pittura (colori ad olio, acrilici e resine) dà forma all’atmosfera sospesa, mentre la gestualità sedimenta segni fluidi e dotati di una propria dinamicità, caratteristiche queste che fanno da contraltare agli elementi simbolici che apparentemente galleggiano nei quadri, al fine di portare a rappresentazione una costante presenza spirituale e sociale dell’umano nel mondo. Le tele, preparate intingendo nel colore il tessuto annodato, secondo l’antica tecnica dello shibori, diventano così lo spazio della reiterazione costante del segno e del puro colore e di elementi iconici (bolle, tondi, quadrati, teschi, celle, unità cromatiche, stelle…), attraverso il quale veicolare messaggi più profondi della facile accessibilità visiva e percettiva della superficie. La dialettica superficie profondità/rappresentazione contenuto assume così il colore come medium primario, con una somiglianza di famiglia che ricorda la pittura della connazionale Yayoi Kusama, finalizzato a veicolare messaggi di speranza e serenità che si contrappongono alla pesante eredità culturale propria di un artista che appartiene a una nazione segnata dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki. La scommessa Shinya Sakurai è quella di una proposta estetica basata sul colore e sul simbolismo iconico, esplicitamente decorativa e gradevole che sappia però essere fonte di riflessione e spinta alla ricerca della felicità. Le unità di base della sua pittura danno così forma ad articolate configurazioni in cui i colori assumono il ruolo di perfetta sintesi tra materia e segno e che, come ben è rappresentato dal titolo scelto per questa mostra (Terrific Colors), si presentano come eccezionali (dall’inglese Terrific) e capaci di esorcizzare il lato terrifico nascosto nella realtà. I 13 lavori in mostra presentano quindi il lavoro di un artista maturo, legato a una propria poetica e a una propria cifra stilistica che sono mosse dall’urgenza di produrre opere capaci di essere porzioni emozionali del rapporto dell’umano con il mondo e il proprio futuro. L’elemento neo pop diventa, quindi, pregnante nella restituzione ironica e post moderna di una rappresentazione minimale delle strutture elementari della nostra semantica e grammatica emotiva, cui l’artista tenta di accedere per aprire finestre che proiettino sogni, aspirazioni e speranze attraverso la matericità del colore e delle forme.